Gli Accenti

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In italiano gli accenti possono essere acuti “é” o gravi “è”.

Le vocali accentate sono: à è é ì ò ó ù.

Se il suono della “e” è aperto si usa “è”, se è chiuso si usa “é”.

Generalmente l’accento acuto si usa nei composti di che come perché, poiché, nei passati remoti, nei numeri che terminano per tre e molte parole che derivano dal francese.

L’accento grave si usa invece per il verbo essere (è -cioè), il e il caffè e nomi propri come Mosè.

 

Ecco qui una lista che contiene le parole più usate:

accento acuto:  sé, né, ché (perché, poiché, dopodiché, benché…), poté (ecc.), mercé, trentatré (ecc.), scimpanzé, osé, coupé…

accento grave: è, cioè, ahimè, Noè, karatè, bebè, narghilè, bignè, purè, tè, caffè…

 

ATTENZIONE: il pronome  si accenta sempre quando è da solo. Non si accenta invece quando è davanti a se stesso/a, medesimo/a. Al plurale però si accenta (sé stessi/e) per non confonderlo col verbo stare al congiuntivo imperfetto.

Pensa solo a

Pensa solo a se stesso

Pensano solo a sé stessi

Se stessi un anno in Italia, imparerei benissimo l’italiano

Gli accenti sulla “o” indicano se la pronuncia è aperta o chiusa. Per esempio:

còlto (con la “o” aperta) è il participio passato di cogliere

cólto (con la “o” chiusa) significa istruito.

fòro (con la “o” aperta) significa piazza

fóro (con la “o” chiusa) significa buco

tèma (con la “e” aperta) significa argomento

téma (con la “e” chiusa) significa timore

ròcca (con la “o” aperta) significa fortezza

rócca (con la “o” chiusa) è un utensile

 

Le altre vocali accentate si usano alla fine di parole come: papà, sì (per distigursi da si pronome), università, più, giù, imparò (passato remoto), dà (per distigursi dalla preposizione da e l’imperativo da’), dì = giorno lavorativo (per distigursi dalla preposizione di), là (per distigursi dall’articolo la), lì (per distigursi dal pronome li), né (per distigursi da ne pronome e avverbio), sé (per distigursi da se), tè (per distigursi dal pronome te)…

 

Ci sono poi parole che hanno accenti facoltativi, quindi non necessari. Questi servono quando ci sono due parole diverse, ma scritte allo stesso modo come:

àncoraancòra, prìncipiprincìpi, séguitoseguìto, càpitano – capitano, àmbito – ambito, rétina – retina, rùbino – rubino, vìola – viola…

 

Prof. Martina italianonline@hotmail.it

 

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